12) von Balthasar. La nostalgia della bellezza.
Il tono della pagina che segue  quello della nostalgia per un
bene che l'uomo non possiede pi. La moderna capacit tecnica ha
riempito l'uomo di beni, ma la bellezza  fuggita lontano e noi
avvertiamo tutta la povert della nostra condizione. Non  la
bellezza ad averci abbandonato, avverte l'autore, siamo noi che
non siamo pi in grado di vederla. Insieme alla bellezza non ci
curiamo pi della verit e della bont, che sorelle della bellezza
non si separano mai da lei. Il mondo ci appare brutto e desolato e
siamo tentati da ogni evasione possibile pur di abbandonare in
fretta ci che ci d solo nausea e disperazione. Dobbiamo
riguadagnare uno sguardo capace di cogliere la bellezza
dell'essere creato, perch possiamo intravedere la Gloria di Dio,
che i cieli narrano. L'esperienza della bellezza  ancora
platonicamente un'iniziazione all'amore ed  quindi cristianamente
un itinerario di conversione.
H. U. von Balthasar, Gloria.

 La nostra parola iniziale si chiama bellezza. La bellezza 
l'ultima parola che l'intelletto pensante pu osare di
pronunciare, perch essa non fa altro che incoronare, quale
aureola di splendore inafferrabile, il duplice astro del vero e
del bene e il loro indissolubile rapporto. Essa  la bellezza
disinteressata senza la quale il vecchio mondo era incapace di
intendersi, ma la quale ha preso congedo in punta di piedi dal
moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidit
e alla sua tristezza. Essa  la bellezza che non  pi amata e
custodita nemmeno dalla religione, ma che, come maschera strappata
al suo volto, mette allo scoperto dei tratti che minacciano di
riuscire incomprensibili agli uomini. Essa  la bellezza alla
quale non osiamo pi credere e di cui abbiamo fatto un'apparenza
per potercene liberare a cuor leggero. Essa  la bellezza infine
che esige (come  oggi dimostrato) per lo meno altrettanto
coraggio e forza di decisione della verit e della bont, e la
quale non si lascia ostracizzare e separare da queste sue due
sorelle senza trascinarle con s in una vendetta misteriosa. Chi,
al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come il
ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si pu essere
sicuri che - segretamente o apertamente - non  pi capace di
pregare e, presto, nemmeno di amare. Il secolo diciannovesimo si 
ancora aggrappato, in un'ebbrezza appassionata, alle vesti della
bellezza fuggente, alle cocche svolazzanti del vecchio mondo che
si dissolveva (Elena abbraccia Faust, il corporeo svanisce, la
veste e il velo gli rimangono tra le braccia... le vesti di Elena
si dissolvono in nubi, circondando Faust, lo sollevano in alto e
si dileguano con lui, Faust secondo, atto terzo); il mondo
illuminato da Dio diventa apparenza e sogno, romanticismo, presto
ormai soltanto musica, ma, dove la nube si dissolve, rimane
l'immagine insostenibile dell'angoscia, la nuda materia; poich
per non c' pi nulla e tuttavia si ha pur bisogno di abbracciar
qualcosa, allora si spinge l'uomo del nostro tempo a questo Imene
impossibile, che alla fine gli fa venire in uggia qualsiasi forma
di amore. Ma ci di cui l'uomo non  pi capace, ci per cui 
diventato impotente, non pu pi, proprio perch si sottrae alla
sua sottomissione, essere da lui sostenuto. Non resta che negarlo
o circondarlo di un silenzio di morte.
In un mondo senza bellezza - anche se gli uomini non riescono a
fare a meno di questa parola e l'hanno continuamente sulle labbra,
equivocandone il senso -, in un mondo che non ne  forse privo, ma
che non  pi in grado di vederla, di fare i conti con essa, anche
il bene ha perduto la sua forza di attrazione, l'evidenza del suo
dover-essere-adempiuto; e l'uomo resta perplesso di fronte ad esso
e si chiede perch non deve piuttosto preferire il male. Anche
questo costituisce infatti una possibilit, persino molto pi
eccitante. Perch non scandagliare gli abissi satanici? In un
mondo che non si crede pi capace di affermare il bello, gli
argomenti in favore della verit hanno esaurito la loro forza di
conclusione logica: i sillogismi cio ruotano secondo il ritmo
prefissato, come delle macchine rotative o dei calcolatori
elettronici che devono sputare un determinato numero di dati al
minuto, ma il processo che porta alla conclusione  un meccanismo
che non inchioda pi nessuno e la stessa conclusione non conclude
pi.
E se  cos dei trascendentali, solo perch uno di essi  stato
trascurato, che ne sar dell'essere stesso? Se Tommaso poteva
contrassegnare l'essere come una certa luce per l'ente, questa
luce non si spegner l dove si  disimparato il linguaggio della
luce stessa e non si lascia pi che il mistero dell'essere esprima
se stesso? Ci che avanza  solo una porzione di esistenza che per
quanto, come spirito, pretenda attribuirsi anche una certa
libert, rimane tuttavia completamente oscura e incomprensibile a
se stessa. La testimonianza dell'essere diventa incredibile per
colui il quale non riesce pi a cogliere il bello.
H. U. von Balthasar, Gloria, Jaca Book, Milano, 1985, volume I,
pagine 10-12.
